È un viaggio nei luoghi vicini e lontani, avanti e indietro nel tempo, tra albumine e immagini in digitale, tra bianco e nero, seppiature e colori. “In qualche parte del mondo” è il titolo della terza Biennale internazionale di fotografia di Brescia, che dal 12 giugno al 14 settembre si terrà in numerose sedi espositive pubbliche e private della città, sotto la regia artistica di Ken Damy.
Oltre mille foto dalle tecniche e di epoca diversissime, per raccontare come è cambiata la visione del viaggio e del mondo nei 160 anni di vita dell’arte fotografica. E certo anche un’occasioe per ripercorrere la storia di quest’arte, dagli esordi ai giorni nostri, attraverso l’evoluzione delle tecniche e delle scelte formali. Così le mostre, tantissime, presentano autori del passato e contemporanei e mettono inoltre a confronto lo sguardo dei fotografi autoctoni con quello dei reporter occidentali che nei luoghi “lontani” (America del Nord e del Sud, Africa, Asia) si recavano e ancora si recano per realizzare grandi affreschi dei popoli e dei paesaggi meno conosciuti.
Prendiamo ad esempio “Luci della città”, allestita al Museo di Santa Giulia, che segna l’inizio del percorso della Biennale e raccoglie scatti realizzati nell’Ottocento nel Nord Africa, in Nepal e nell’India, in Giappone e negli Stati Uniti, ma anche in Europa. Ci sono le immagini bellissime e formalmente impeccabili di Nadar, il Giappone di allora visto attraverso le albumine colorate a mano dai fotografi della Scuola di Fukasawa. E poi gli scatti realizzati ad Algeri, a Tunisi e al Cairo da autori come Lehner & Landrock, Henry Bechard o Felix Bonfis, che in quelle città aprivano i prorpi studi per poi vendere le foto in Europa. E non manca uno sguardo agli Stati Uniti, con immagini d’epoca da San Francisco, New Orleans e New York. Agli sguardi di ieri si affiancano quelli di oggi. Sempre al Museo di Santa Giulia (che è un po’ il fulcro della Biennale) una sezione (“Il deserto e la strada”) raccoglie il lavoro di Franco Fontana sulla mitica “Route 66″, strada-simbolo della Beat Generation, oltre alle foto di Jeff Dunas, Mario Vidor e Wim Wenders dedicate al deserto americano e non solo. E poi la scena si apre sul “Mondo contemporaneo”, testimoniato dagli scatti di Gabriele Basilico e Randa Mirza da Beirut, dal reportage di Simon Norfolk da Kabul o di Phillippe Chancel da Pyong Yang.
Gli indios e le loro tradizioni sono invece protagonisti di “Latino America”, sezione che mette assieme un centinaio di foto d’epoca del peruviano Martin Chambi con quelle attuali dello spagnolo Juan Manuel Castro Prieto e di altri autori di oggi e di ieri, che raccontano tanto il mondo delle popolazioni autoctone e della natura di quei luoghi, quanto la vita della borghesia sudamericana nelle città. Almeno un cenno va fatto ad “American West Indiani d’America”, con le immagini di Edward Sheriff Curtis, che tra il 1905 e il 1927 realizzò 40mila foto di oltre 80 tribù indiane, con l’intento ambizioso di testimoniare la cultura, i volti, e i costumi dei nativi d’America, decimati dai “conquistatori”.
Ma non c’è solo Santa Giulia e la Biennale di Brescia prosegue con la mostra dedicata a Venezia negli spazi di San Filippo e Giacomo, dove sono esposte foto storiche della città lagunare accanto a quelle di autori contemporanei come Marco Zanta, Jean Jannis, Giovanni Chiaramonte e Maurizio Galimberti. Senza contare i numerosi eventi tematici diffusi in città, tra cui citiamo i “Kmer Portraits” dello stesso Ken Damy a San Zenone all’Arco, gli “Sciamani” di Elisabeth Sunday al Reartuno Studio, il lavoro sul Darfur di Vanessa Beecroft al Piccolo Miglio, gli “Indian Stills” di Carlo Bevilacqua alla Galleria delle Battaglie, gli indigeni di tutto il mondo di Phil Borges alla Galleria PaciArte e “Le sonagliere di Benares” di Ferdinando Scianna alla Galleria dell’Incisione.
“In qualche parte nel mondo – Biennale internazionale di fotografia di Brescia”, sedi varie, dal 12 giugno al 14 settembre. A cura di Ken Damy (direzione artistica).
Per informarzioni e per il programma dettagliato: www.museokendamy.com; tel. 030/3758370.
- segnalato da Emanuela